jump to navigation

La chiesa di Santa Sofia a Padova Agosto 22, 2008

Posted by Giuseppe in arte cultura.
Tags: , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,
1 comment so far

All’interno della chiesa nei sotterranei i trova una cripta con costruzione delle strutture arcaiche.

La sua origine è ancora prima alla Chiesa Cattolica Romana.

Vicino alla chiesa passa il fiume Bacchiglione e sembra che questo grande tempio esistente prima della chiesa di Santa Sofia si collegasse con un altro tempio antico che si supponga si trovasse al di là del fiume.
Questo collegamento era stato fatto con una galleria sotterranea che collegava i due siti.

Nella Basilica di San Marco a Venezia esiste una cripta molto assomigliante nella forma e nelle dimensioni alla cripta della Chiesa di Santa Sofia.
La cripta è stata rinvenuta negli anni ’50, mentre la la basilica di San Marco risale alla data del 1063.

Tutte le nicchie semicircolari fatte con dei mattoni con la tecnica a spina di pesce, testimoniano che le maestranze e le persone che hanno costruito questo tempio siano state di origine veneziana.

Questa grande chiesa fu costruita nel XII secolo sulle rovine di un tempio pagano probabilmente dedicato al culto del dio Mitra. La trasformazione da tempio pagano a tempio di culto cristiano sembra sia stata fatta ad opera di San Prosdocimo, in epoca paleocristiana.

San Prosdocimo di Padova, fu discepolo di San Pietro apostolo e da lui consacrato vescovo. Visse nel I secolo. San Prosdocimo fu l’evangelizzatore del Veneto. Morì in tarda età a Padova vicino all’anno 100. Le sue spoglie sono venerate nel sacello a lui dedicato, una delle più antiche costruzioni della città. San Prosdocimo è patrono di Padova insieme ai santi Antonio, Giustina e Daniele.

L’attuale edificio in pietre, di stile romanico, venne costruito tra il 1106 e il 1127 e si evidenzia dalla visione della facciata inclinata (dovuta a un cedimento delle fondamenta).

La chiesa all’interno è suddivisa in tre navate, si nota molto bene il recupero dei materiali da costruzione di origine romani, sistema diffusissimo al tempo della costruzione.

Ad operare in questa chiesa venne anche il Mantegna arrivato negli anni 1448-1450,
dopo aver operato anche nella basilica di S.Antonio.
Inizialmente si appoggiava al collega Pizzolo che, come Mantenga aveva frequentato

la bottega di Francesco Squarcione ed aveva ammirato le opere di Donatello.

Nella penultima arcata della navata sinistra si trova l’altare della Madonna di Pompei. In origine si trovava nella chiesa dei Gesuiti. Ne abbiamo notizia da un accenno di una visita pastorale del Vescovo Giustiniani nel 1782.

MADONNA CON BAMBINO (ELEUSA)
La Madonna consegna Gesù Bambino a S. Antonio

Nella prima nicchia dalla parte sinistra, nell’abside, vi è un affresco di una Madonna con Bambino detta “Eleusa” rappresentata con i caratteri iconografici della Madre di Dio della Tenerezza (Eleusa) formati nella pittura bizantina nel secolo XI°: . I modi e lo stile dell’anonimo pittore ricordano da vicino il miniaturista dell’Epistolario di Giovanni da Gaibana conservato nella Biblioteca Capitolare di Padova. Infatti il Pagnin, studiando lo stile di Giovanni da Gaibana, per primo definisce l’affresco “Gaibanesco”, giudizio condiviso anche da studi successivi.

http://www.santasofia.org/LaChiesa/VideoIChiesaSSofia/tabid/88/Default.aspx